CBD e legislazione: Francia e UE: una grande controversia!

Le CBD, la législation : la France et l’UE : vaste polémique

Il team di CBD.FR desidera chiarire l’attuale situazione legale relativa alla rivendita di prodotti a base di cannabidiolo (CBD). L’argomento è stato meno di attualità ultimamente in Francia.

Ma l’estate del 2018 ha permesso ad alcuni giornalisti, amanti degli “argomenti controversi”, di sbizzarrirsi.
Infatti, dal 2017, troverete numerosi articoli di stampa online che citano la chiusura di negozi di CBD in tutta la Francia. Alcuni sono stati assolti, altri condannati per traffico di droga: benvenuti nel Far West! Il Far West?! Ma stiamo parlando della Francia? Sì, stiamo parlando del nostro Paese, campione mondiale di correttezza politica. La Francia, come al solito, ha creato un pasticcio improbabile, qualcosa di cui solo lei sembra capace nel nostro mondo. Ma cosa ci si può fare? Siamo francesi, orgogliosi di esserlo e (non dimentichiamolo mai) incredibilmente fortunati ad essere nati qui! E sì, siamo fortunati a vivere in uno Stato di diritto, che tutela i diritti fondamentali di ogni cittadino. Volevamo semplicemente, con tutta umiltà, ricordare questo principio fondamentale a tutti coloro che criticano il nostro Stato.

Allora perché qui siamo nel Far West?

Perché la nostra amata Francia è capace sia del meglio che del peggio!

Il peggio è il proibizionismo della cannabis, mantenuto e rafforzato per decenni, che comprende tutte le forme di cannabis: ricreativa, medicinale/terapeutica e persino commestibile.

Il meglio è che la Francia è il terzo produttore di canapa al mondo (dopo Cina e Canada) e il principale produttore in Europa. Un paradosso, si potrebbe dire!

Legislazione francese sulla cannabis:La Francia dispone di un importante arsenale legale (articoli 222-37 e 222-36 del Codice penale) per combattere la rivendita e il consumo di droghe, e questa è una buona cosa! Questi articoli del Codice penale comprendono in particolare il reato connesso al traffico di droga.Inoltre, al fine di limitare le “provocazioni” volte a promuovere la cannabis, è necessario fare riferimento all’
articolo 3421-4 del Codice della Salute Pubblica.

Tuttavia, questo articolo prevede limitazioni alla libertà di espressione (ad esempio, le opere di creazione artistica non sono generalmente soggette a questa disposizione).Legislazione francese sul CBD:

Oltre al Codice penale, che punisce ogni tipo di traffico o consumo di sostanze illecite, la Franciaha il suo Codice della Salute Pubblica.

In questo caso, e per quanto ci riguarda in

questo articolo sul CBD, noto anche come Cannabidiolo, è necessario fare riferimento al decreto del 22 agosto 1990, che attua l’articolo R. 5132-86 del Codice della Salute Pubblica per la cannabis.

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L’articolo 1 del presente decreto è chiaro, preciso e non sembra suggerire alcuna scappatoia giuridica in materia:“Articolo 1:

Modificato dal decreto del 24 febbraio 2004, art. 1, Gazzetta Ufficiale del 21 marzo 2004Ai fini dell’articolo R. 5181 del suddetto codice, sono autorizzate la coltivazione, l’importazione, l’esportazione e l’uso industriale e commerciale (fibre e semi) di varietà di Cannabis sativa L. che soddisfano i seguenti criteri:

– il contenuto di delta-9-tetraidrocannabinolo di queste varietà non supera lo 0,20%;– la determinazione del contenuto di delta-9-tetraidrocannabinolo e il prelievo di campioni per tale determinazione sono effettuati secondo il metodo comunitario previsto nell’allegato.” Le domande di inclusione di una varietà di canapa nell’elenco delle varietà di Cannabis sativa L. di cui all’articolo 2 devono essere corredate da una relazione indicante i risultati delle analisi effettuate secondo la procedura B del metodo descritto nell’allegato al presente decreto, nonché da una scheda descrittiva della varietà in questione.
»
In breve: questo articolo menziona chiaramente “fibre e semi”! Pertanto, il nostro legislatore si era già preoccupato, a suo tempo, di escludere i fiori dall’ambito di applicazione di questa normativa.
L’articolo 2 non aggiunge altro se non l’elenco delle varietà autorizzate di cui all’articolo 1. Detto questo, è essenziale che cbd.fr garantisca con i suoi fornitori e produttori di canapa che la loro coltivazione sia conforme ai requisiti obbligatori di questo elenco di varietà autorizzate di Cannabis Sativa L.Riassumendo:

In Francia, e in relazione al suddetto articolo del Codice della Salute Pubblica, sembra vietato

rivendere fiori di canapa in Francia.

Tuttavia, fibre e semi possono essere venduti a condizione che la varietà autorizzata della pianta originale non superi lo 0,2% di THC. Allora perché CBD.FR vende fiori?Perché il capo e il suo team sognano di finire in prigione! Davvero!

Davvero! ✔Perché
CBD.FR

conosce i benefici della canapa per la salute e l’ambiente.✔Perché

CBD.FRnon promuove la cannabis, ma piuttosto i fiori di canapa CBD per infusione o vaporizzazione!

✔Perchécbd.fr non incoraggia in alcun modo il consumo di cannabis, ma promuove chiaramente l’uso di infusi di fiori di CBD, che, secondo il feedback dei nostri clienti, sembrano offrire molteplici benefici: rilassamento, astinenza da THC, benefici psicologici, benefici fisici, sollievo dal dolore, ecc. Questo non è un elenco scientificamente stabilito, ma piuttosto un elenco non esaustivo compilato in base alla nostra base di clienti.

✔PerchéCBD.FRama la canapa ed è profondamente convinto che la Natura possa aiutarci a contribuire ad atteggiamenti più sani, pur essendo responsabili del luogo in cui viviamo, la Terra.

✔ Quindi, perché, a nostro avviso, il diritto dell’UE prevale sulla legislazione francese.

Eh?! Cosa, diritto dell’UE?


Sì, sì, diritto dell’UE: si riferisce alla legislazione in vigore negli Stati membri dell’Unione Europea.

Legislazione UE sul CBD: Cosa dice quindi il diritto dell’UE sulla rivendita di fiori di CBD?

Non ci sono molte specifiche sui fiori stessi.

Tuttavia, a Roma, il 25 marzo 1957, fu firmato il Trattato che istituisce la Comunità Europea. Questo Trattato contiene ovviamente diversi articoli, e qui ci concentreremo sul Capitolo 2 riguardante il divieto di restrizioni quantitative tra gli Stati membri, tratto dal Titolo I relativo alla libera circolazione delle merci.


Per gli appassionati di letteratura giuridica: selezionate il link alla Versione consolidata del 2002, come modificata dal Trattato di Nizza.


Cosa stabiliscono quindi gli articoli 28, 29 e 30 del TFUE? (TFUE = Trattato sul funzionamento dell’Unione europea)


Articolo 28

Sono vietate tra gli Stati membri le restrizioni quantitative all’importazione e tutte le misure di effetto equivalente.Articolo 29

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Sono vietate tra gli Stati membri le restrizioni quantitative all’esportazione e tutte le misure di effetto equivalente.

Articolo 30

Le disposizioni degli articoli 28 e 29 non ostano a divieti o restrizioni all’importazione, all’esportazione o al transito giustificati da motivi di moralità pubblica, ordine pubblico, pubblica sicurezza, tutela della vita e della salute umana e animale, conservazione dei vegetali, protezione del patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale, o tutela della proprietà industriale e commerciale. Tuttavia, tali divieti o restrizioni non devono costituire un mezzo di discriminazione arbitraria né una restrizione dissimulata al commercio tra Stati membri.

Inoltre, evidenziamo l’articolo 32 del Titolo II sull’agricoltura, tratto dalla Parte III del Trattato, relativo alle politiche comunitarie.Articolo 32

1. Il mercato comune si estende all’agricoltura e al commercio dei prodotti agricoli. Per prodotti agricoli si intendono i prodotti del suolo, dell’allevamento e della pesca, nonché i prodotti primari di trasformazione direttamente connessi a tali prodotti.2. Salvo quanto diversamente disposto dagli articoli da 33 a 38 inclusi, le norme stabilite per l’istituzione del mercato comune si applicano ai prodotti agricoli.


3. I prodotti soggetti alle disposizioni degli articoli da 33 a 38 inclusi sono elencati nell’allegato I del presente trattato. 4. Il funzionamento e lo sviluppo del mercato comune per i prodotti agricoli sono accompagnati dall’istituzione di una politica agricola comune.

Si fa inoltre riferimento al REGOLAMENTO (UE) N. 1307/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO, del 17 dicembre 2013, recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell’ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune.

Si fa quindi riferimento al REGOLAMENTO (UE) N. 1307/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell’ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune.

Regolamento (CE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo all’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli.Beh, percepiamo la tua passione legale 😉

In effetti, possiamo dire di averti perso (o meglio, di averti sopraffatto)

Ma di fronte alle innumerevoli informazioni inesatte presenti su internet riguardo alla regolamentazione del CBD in Francia e in Europa, concorderai sulla necessità di essere precisi sulle fonti giuridiche.

In sintesi:Per essere chiari, questo Trattato, tenendo conto delle diverse specificità degli Stati membri, mirava ad armonizzare le normative legate al principio fondamentale della libera circolazione delle merci.

Per farti un’opinione su questa normativa francese, che differisce dal diritto dell’UE, ora disponi di tutte le informazioni e le fonti pertinenti (vedi link) da cui abbiamo tratto queste norme giuridiche.

È quindi sulla base di queste normative europee che CBD.FR consente ai clienti francesi di ricevere in tutta sicurezza i loro prodotti a base di CBD, in particolare per gli acquisti online di fiori di CBD.Legislazione UE contro legislazione francese?

Sì e no. In linea di principio, il diritto dell’UE prevale sempre sulla legislazione nazionale degli Stati membri, salvo disposizioni specifiche.

Per quanto riguarda il CBD: non sono state emanate disposizioni specifiche.

Questo per limitare il turismo legale che affligge il nostro Paese (bisogna ammettere che alcune aree geografiche in Francia sono più favorevoli di altre al commercio di CBD). In effetti, avrete sicuramente visto sulla stampa gli annunci di apertura o chiusura di negozi specializzati nella rivendita di prodotti a base di CBD.

Alcune giurisdizioni sembrano più permissive di altre, in particolare a causa della potenziale non conformità della normativa francese al diritto dell’UE.

Inoltre, i giudici francesi della Corte d’Appello di Aix-en-Provence hanno sottoposto una questione pregiudiziale alla CGUE il 28 ottobre 2018. Non c’è dubbio che la battaglia legale non sia finita… Continua 😉 E la prossima puntata arriverà quando la CGUE avrà risposto al quesito posto… probabilmente entro il 31 marzo 2020!
Detto questo, per essere definitivamente chiari e precisi riguardo alla legislazione francese in relazione alla normativa europea, è importante specificare e ribadire che l’articolo 55 della nostra Costituzione (vedi Titolo IV: Trattati e Accordi Internazionali) stabilisce che:

“I trattati o accordi debitamente ratificati o approvati hanno, al momento della loro pubblicazione, un’autorità superiore a quella delle leggi, fatta salva, per ciascun accordo o trattato, la sua applicazione da parte dell’altra parte”.


Qual è lo stato attuale della legislazione in Francia in materia di canapa, cannabis e CBD?

Come accennato in precedenza, i magistrati francesi sembrano attendere chiarimenti dalla CGUE in merito alla conformità della legislazione francese con le normative europee.

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( Rédacteur en chef spécialisé en CBD )
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